Isole Svalbard 2019…in motoslitta

Ciao a tutti,

eccomi di ritorno dalle Isole Svalbard

Dal 1 al 8 Aprile infatti sono stato nell’isola di Spitsbergen per un viaggio fotografico.

Le Isole Svalbard sono un arcipelago situato a Nord della Norvegia oltre il 78° parallelo nord, l’ultimo avamposto abitato.

Sono partito in compagnia di Davide Biagi ed altri 3 fotografi che ho avuto modo poi di conoscere durante il viaggio: Valerio Ferrario, Maurizio Lupia e la nostra guida accompagnatore, Marco Gaiotti, noto fotografo di fama Internazionale che ammiro da tempo.

Partendo da Milano si arriva con voli SAS o Norwegian facendo scalo ad Oslo -Tromso per atterrare poi a Longyearbyen. Qui si trovano alberghi, Guest-house, bar, ristoranti e addirittura l’università.

Arrivati dopo 1 giorno di viaggio, con notte a Oslo, atterriamo verso le 14.00 dove ad attenderci troviamo un cielo piuttosto plumbeo ed una temperatura tutto sommato accettabile per il periodo, -13 gradi; siamo pieni di energie e speranze, ci attende una delle esperienze di viaggio più belle di sempre e non vediamo l’ora di saltare in motoslitta e partire per questa avventura.

Già dall’aereo ci rendiamo conto dell’assurdità di questo posto lontano dal resto del mondo, il colore dominante ovviamente è il bianco, in tutte le sue sfumature, dal bianco candido all’azzurro, per poi passare al grigio chiaro fino al contrasto con le rocce non coperte dalla neve che creano striature davvero interessanti.

Dopo aver recuperato i bagagli ed esserci messi addosso qualcosa di caldo la nostra guida ci accompagna in centro dove avremo modo di pranzare al caldo con un buonissimo Hamburger. Purtroppo in aeroporto decidiamo di farci un selfie con un orso impagliato…..capirete poi perché dico purtroppo.

La cittadina è carina si sviluppa tutto lungo una strada principale dove sono posizionate tutte le attività commerciali, un po’ più fuori vicino al mare si trovano tutte le agenzie locali che noleggiano motoslitte, cani da sleddog e che organizzano le crociere.

Verso le 16.30 ecco che veniamo accompagnati nel loft dell’agenzia locale, Better moments dove conosciamo la nostra guida locale Ely, un ragazzo Svedese che ha deciso di dedicare il periodo invernale a questo entusiasmante ed estenuante lavoro. Una volta illustratoci il lungo percorso che ci attende e le principali regole per “non farsi male” è il momento di prendere dal nostri bagagli lo stretto necessario per le 3 notti che passeremo fuori e riempire alcuni zaini che verranno poi caricati sulle moto.

Tra le principali regole per evitare problemi vige quella del buon senso, il pericolo è dietro l’angolo, la sola temperatura estrema può essere pericolosa per non parlare del ghiaccio e degli ostacoli che si possono trovare lungo il percorso. Per questo, come dice il buon Nico Cereghini, casco allacciato, luci accese anche di giorno e…prudenza sempre!!

Oltre a questo, nel caso di avvistamento di un orso, la legge locale impedisce l’avvicinamento diretto al soggetto e comunque entro un limite di 500m (variabili poi in funzione della situazione ma mai sotto i 200m).

Arriva ora il momento della vestizione e, come nei migliori film di Fantozzi, abbigliamento Parentella: maglietta e pantalone termico acquistato su Amazon, doppi Calzettoni modello Sci alpino by Dechatlon, doppio paia di sotto guanti, doppio scalda collo, pile e piumino 100 grammi con cappuccio. Il sopra lo forniva l’agenzia locale ovvero, tutone tipo palombaro, muffole con interno in pelo di pecora, scarponi per andare sulla luna, casco e maschera di protezione tipo motocross.

Vi assicuro che la prima volta che provate a bardarvi in questo modo diventate scemi; innanzitutto trovare le taglie giuste dell’abbigliamento ed accessori da loro forniti non è stato facile e seconda cosa muoversi con tutta quella roba addosso era davvero complicato e appena ci si spostava solo per mettersi o togliersi qualcosa essendo all’interno della sala riscaldata si sudava. Per fortuna dopo alcune prove e tentativi ho trovato la combinazione giusta. La cosa importante sulla motoslitta era quella di essere completamente bardati senza avere nemmeno un lembo di pelle a contatto con l’aria gelida esterna pena rischio ustione da freddo con distacco della parte interessata.

Appena fuori dopo aver caricato tutto l’occorrente ci siamo divisi a coppie, 1 motoslitta ogni 2 persone anche per potersi alternare alla guida e così verso le 17.30 siamo partiti. A proposito, il sole tramontava molto tardi, intorno alle 21 e risorgeva verso le 3.30 del mattino; pertanto le ore di luce disponibili erano molte comunque anche la notte non diventava mai davvero buio.

Alla guida della motoslitta inizialmente ha voluto cimentarsi Davide; il vantaggio di essere davanti è quello di avere manopole e piedi riscaldati, mentre dietro si rimane leggermente più coperti dall’aria ma le mani sono poco riscaldate e i piedi per niente. Il motore delle motoslitte è davvero assordante, e contrasta con la pace ed il silenzio circostante; l’aria gelida entra nella maschera appositamente per non farla appannare…questo è stato uno dei problemi durante tutto il tragitto in motoslitta. Il trucco per evitare di appannare la maschera era quello di trattenere il respiro fino alla partenza al fine di evitare che la condensa del proprio respiro andasse sul policarbonato che a contatto con il freddo esterno si congelasse; quando capitava era obbligatorio fermarsi per cercare di grattare con le dita il sottile strato di ghiaccio e non era affatto semplice ed inoltre vi era il rischio di perdere il gruppo. Respirare in motoslitta è stata una delle cose più difficili, io personalmente respiravo con la bocca perché spesso ero in affanno dovuto al doppio scalda collo, ed espiravo col naso lentamente per ridurre la formazione della condensa.

La regola principale sulle moto era quella di stare in fila indiana, dietro la nostra guida e a debita distanza per evitare di scontrarsi in caso di frenata/rallentamento. Non c’era modo di comunicare tra le varie motoslitte se non a vista e quindi finché quello davanti non si girava, se quello dietro aveva un problema e si fermava nessuno se né sarebbe accorto finché la guida non si fosse girata. L’altra regola era poi che se ci si fossimo fermati per qualunque ragione o se avessimo perso di vista il compagno davanti, bisognava stare sul percorso in attesa che la guida tornasse a prenderci. La guida infatti aveva la traccia GPS del percorso effettuato da poter ripercorrere a ritroso in caso di necessità. Fuori dalla traccia GPS era impossibile il ritrovamento perché le nostre motoslitte erano prive di sistema di segnalazione e di GPS e vi assicuro che perdersi era assolutamente facile.
Durante questo primo tragitto abbiamo incontrato alcune renne delle Svalbard, specie endemica di taglia leggermente più piccola rispetto alla “classica” renna; fin da subito abbiamo ammirato paesaggi davvero surreali passando all’interno di strette vallate per passare poi a più ampi spazi dominati sempre dal colore bianco. Ogni volta che spegnevamo il motore, un silenzio assordante al quale non siamo più abituati ci circondava, il nulla intorno a noi infine mi ha regalato una pace interiore davvero unica.

Giunti all’avamposto minerario di SVEA una sorta di baita in mezzo al nulla ci attendeva. All’arrivo, intorno alle 22.40 la temperatura era scesa intorno a meno 16 gradi ed all’interno della baita era come all’esterno, l’unico mezzo di riscaldamento a disposizione era una vecchia e piccola stufa a legna. Non c’era luce elettrica e ovviamente non c’era acqua corrente; il bagno era un locale al freddo dove era stato installato una sorta di finto WC con all’interno un sacchetto per il bisogno n° 2 mentre per il bisogno n° 1 era sufficiente uscire (a meno 16gradi) e andare nel posto segnalato ah..facendo sempre attenzione ad eventuali orsi. Non è così raro infatti (anche se soprattutto in estate) che qualche orso venga a far visita in questi alloggi alla ricerca di “cibo facile”. Non per niente la casa era protetta con tavolati in legno con chiodi a protezione della stessa.

Una volta scaricate le motoslitte e iniziato ad accendere il fuoco, la nostra guida ha cucinato per noi un piatto caldo. Per bere invece avevamo a disposizione dei termos con acqua calda alla quale si aggiungeva della neve per farla diventare fredda e a temperatura bevibile. Dopo aver cenato, con non poca difficoltà per via del freddo e del poco spazio a disposizione, siamo andati a dormire stanchi della prima giornata. Si dormiva su alcuni letti dentro al sacco a pelo, ma non vi dico il coraggio che ci è voluto per togliersi il mega tutone ed infilarsi dentro…il sacco a pelo dentro era gelido e ho dormito con tanto di piumino, cappello guanti termica e calzettoni. Durante la notte sono riuscito a riposare anche se mi sono svegliato alcune volte perché la condensa del mio respiro mi faceva gelare il naso.

La mattina seguente dopo esserci alzati e preparati, ormai la vestizione non mi faceva più tanta paura, perché iniziavo ad abituarmici, quello che preoccupava personalmente era riuscire ad andare in bagno per evitare di stare male tutta la giornata….per fortuna questa volta mi sono adattato bene e non ci cono stati problemi particolari se non in alcuni dettagli sui quali è meglio sorvolare…certe cose è meglio che rimangano conosciute solo tra compagni di viaggio che hanno vissuto la stessa esperienza.

Prima di partire ci siamo accorti della presenza di alcune pernici nei dintorni e così abbiamo provato ad avvicinarle con discreto successo. Di lì a poco eccoci sulle nostre motoslitte in direzione fiordo e ghiacciaio alla ricerca dell’orso; purtroppo non lo avremmo poi visto ma durante la mattina ci siamo imbattuti in un bellissimo esemplare di foca degli anelli che si sollazzava nei pressi della sua buca e si è lasciata avvicinare permettendo a noi di fare ottime foto. Un peccato poi scoprire durante l’avvicinamento che la foca era lievemente ferita. Per avvicinarsi a questo soggetto ci siamo mossi in gruppo, cercando di sembrare una sola cosa, mai diretti verso di lei, facendo silenzio e inizialmente in piedi, poi in ginocchio ed infine sdraiati sul ghiaccio siamo andati davvero molto vicino.

Non vi dico la difficoltà ogni volta che si incontrava un soggetto per poterlo fotografare; considerate che il mio zaino era legato dietro il sedile posteriore della motoslitta (per ovvie ragioni di sicurezza) ed ogni volta lo dovevo slegare, aprire, togliere la macchina dalla propria sede, richiudere lo zaino e il tutto con 3 paia di guanti, e temperature sempre intorno ai -12 / -15°C. Talvolta si doveva cambiare anche l’ottica, ho provato più volte a scattare senza indossare i super guantoni offerti dall’agenzia ma dopo pochi minuti le mani congelavano, iniziavano a fare male davvero e a quel punto non si poteva più andare avanti a far foto. Un’ altro aspetto da non sottovalutare era quello di dover trattenere il respiro ogni volta che si scattava per evitare di congelare mirino e schermo della reflex con la propria condensa. Più volte la reflex si è quasi del tutto congelata ma senza conseguenza alcuna sul suo corretto funzionamento; su questo debbo dire Canon Number one.

Il programma poi prevedeva il rientro alla baita per pranzo per poter iniziare a preparare e sistemare la casa per il giorno successivo e poi nuovamente un’escursione fino a tarda sera. Come vi dicevo la luce era presente davvero a lungo anche la sera ma la cosa più bella era proprio il fatto di non sapere mai che ore fossero, di non avere lo stress dell’orologio. E’ così che abbiamo poi incontrato un’altra foca stavolta in compagnia del suo adorabile cucciolo, l’incontro più emozionante del viaggio.

In questo caso l’avvicinamento è stato più semplice in quanto il cucciolo di foca non potendo nuotare stava nei pressi della buca dalla quale sbucava la madre per accudirlo; siamo comunque rimasti a circa 50m dal soggetto in quanto vi era il pericolo che la madre ci ritenesse una minaccia e per tentare di proteggere il cucciolo lo trascinasse con sé in mare destinandolo a morte certa. I cuccioli restano circa 1 mese sul ghiaccio in balia degli orsi e delle intemperie fino a quanto sono pronti per tuffarsi in mare.

Terminata la sessione fotografica abbiamo fatto rientro alla base dove abbiamo cenato con un buon stufato di renna preparato dalla nostra guida e poi a nanna in previsione della lunga giornata successiva.

Il giorno dopo sveglia piuttosto presto e subito pronti (o quasi) per un’intera giornata in motoslitta; il programma prevedeva il raggiungimento della costa est, famosa per i noti avvistamenti di orso (fino a qualche anno fa) per poi arrivare al famoso ghiacciaio nel fiordo Billefjorden nei pressi dell’avamposto russo ormai abbandonato di Pyramiden, location che poi ci ospiterà per la notte.

E’ così che ci buttiamo verso la costa est dove purtroppo non siamo fortunati e decidiamo quindi di ripartire velocemente verso il ghiacciaio…il percorso è molto tecnico e difficoltoso e ahimè, dopo oltre mezz’ora di strada la guida si accorge che abbiamo perso i nostri bagagli; detto fatto, si ripercorre a ritroso lo stesso percorso fino al loro ritrovamento che ovviamente dove avviene…al punto di partenza. Una volta raccolti si riparte e seppure con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia raggiungiamo una zona di sosta dove pranziamo e riforniamo le motoslitte con del carburante. Il posto è davvero affascinante, si tratta infatti della morena glaciale del ghiacciaio del Billefjiorden che ci regala scorci unici da fotografare.

Il nostro pranzo consiste in una busta di cibo essicato che una volta mischiato con l’acqua calda contenuta nei nostri termos ritorna ad essere commestibile…dico la verità, non so se era la situazione o la fame ma il sapore non era affatto male; io ho provato il cous-cous e il chicken-curry. Per bere invece eravamo attrezzati con delle tazze in legno numerate con le quali si prelevava la neve e con l’acqua calda si scioglieva per farla diventare bevibile.

La nostra guida era sempre molto attenta e disponibile, ci ha viziati lungo il tragitto con cioccolato di vario tipo, biscottini e soprattutto la sua speciale “red-bull”. Nient’altro era che un succo concentrato di frutti di bosco che mischiato con l’acqua calda ci rinvigoriva dal freddo.

Terminata la sosta, durata circa 1,5h (forse meno), ecco che ci aspettava il superamento del ghiacciaio, dal mare si saliva fino a 1000m di quota in un mondo completamente surreale, il bianco della terra si fondeva col bianco del cielo e non vi era più distinzione tra i due; talvolta sembrava proprio che fossimo fermi nel nulla e solo i motori delle nostre motoslitte ci ricordavano che in realtà ci stavamo muovendo. La regola principale sul ghiacciaio era quella di non scendere mai dalla motoslitta per via di possibili piccoli crepacci che si sarebbero potuti aprire improvvisamente sotto di noi.

Finalmente dopo tante ore e km percorsi eccoci alla vista del Billefjorden, meta tanto attesa e nella quale ponevamo tutte le nostre speranze per la buona riuscita della nostra ricerca dell’orso.

La discesa è stata bella impegnativa, con un percorso quasi sempre inclinato che ci costringeva a controbilanciare fisicamente la motoslitta per evitare il ribaltamento e un punto molto tecnico con passaggio stresso e tortuoso.

Però ragazzi, una volta sl fiordo, la vista del fronte glaciale non la dimenticherò mai, davvero favolosa!

Siamo stati a girovagare per molto tempo alla ricerca dell’orso ma purtroppo oltre che qualche traccia nella neve non si è visto…poco prima di recarci a Pyramiden abbiamo scorto un cucciolo di foca morto (probabilmente era stato attaccato da un orso e successivamente abbandonato in quanto poco appetibile) che era invece divenuto pasto di alcuni gabbiani, tra cui il rarissimo gabbiano d’avorio. Una scena cruda, sicuramente lontana dalle “classiche belle immagini” che disegnano il mondo animale come qualcosa di fiabesco ma che invece bene rappresenta la realtà oggettiva di questo luogo..

Terminata la sessione fotografica ci siamo recati a Pyramiden dove avremmo alloggiato per la notte.

Pyramiden è un avamposto minerario Russo per l’estrazione del carbone e che fino agli inizi degli anni ’90 ospitava una vera e propria città completa di tutti i comfort per i minatori che la abitavano. Solo negli ultimi anni grazie all’aumento del turismo, esiste un solo edifici adibito ad albergo (ovviamente gestito da russi) che resta attivo tutto l’anno. Impossibile comunicare con loro, non esiste telefono o wi-fi; gli unici modi per raggiungere il posto durante l’inverno sono la motoslitta o l’elicottero.

Già all’arrivo il paesaggio è spettrale, edifici abbandonati ovunque, alcuni ben conservati ed altri invece fatiscenti, in tipico stile Russo periodo Comunista. A controllare la cittadina un mezzo busto di Stalin che dall’alto guarda verso valle in direzione del fiordo, proprio a dominare tutti dall’alto verso il basso.

Una volta arrivati ci siamo accalcati nell’atrio al piano terra dove insieme ad altri “profughi” ci siamo tolti il vestiario pesante e gli scarponi per non bagnare tutto il pavimento delle stanze superiori.

Saliti nelle stanze e dopo il chek-in eccoci all’interno dell’albergo degli orrori, sembrava di essere nei corridoi di Shining; la stanza era calda, fin troppo, con un bagno privo di doccia che invece era al piano terra in comune (comunque un plus rispetto alle notti prima dove non ci si poteva lavare).

Ecco che ci si presenta una bella sorpresa, il governo delle Svalbard 2 settimane prima del nostro arrivo ha multato i responsabili dell’albergo e li ha intimati di non dare più avanzi agli animali selvatici che abitano i dintorni dello stesso…scelta lodevole e sicuramente avanti rispetto alla nostra mentalità, peccato per noi che siamo arrivati belli speranzosi di fotografare la volpe artica, che fino all’anno prima era sempre presente vicino all’albergo.

A cena si è discusso molto della speranza di trovare la volpe artica, soggetto molto ambito e che ci ha spinto, dopo l’orso, a raggiungere questa particolare meta; ed è così che decidiamo di dedicare 2 orette la mattina presto per cercare questo ambito soggetto…ahimè senza risultato, solo una volpe blu di sfuggita che non si concede nemmeno per 1 secondo ai nostri teleobiettivi.

Dopo la colazione ci riproviamo e questa volta ragazzi la fortuna ci ha davvero aiutato; infatti una bellissima volpe artica bianco candido ci attendeva nel cortile dell’albergo, situazione più unica che rara in quanto spinta dalla fame, non ricevendo più nulla dagli albergatori, si avvicinava molto a noi spostandosi ma mai troppo rapidamente e permettendoci di far davvero delle ottime immagini, dai primi piani a foto ambientate con lo sfondo delle montagne innevate in lontananza o dei palazzi diroccati di Pyramiden.

Terminata la sessione (l’abbiamo fatta terminare noi) eccoci pronti per ripartire ma ecco che, una condizione di luce e vento favolosa che faceva innalzare la neve ci ha fatto tornare nuovamente su questo soggetto per alcuni controluce davvero unici e di effetto.

E’ arrivata ora l’ora di partire, sono quasi le 11.30 ed abbiamo una giornata intensa davanti; il programma prevede di trascorrere buona parte del tempo nel Billefjorden alla ricerca dell’orso per poi procedere verso Longearbyen, dove terminerà questa avventura.

La mattinata corre veloce, le ultime ore nel fiordo ci regalano la visione di luoghi affascinanti ma purtroppo dell’orso nemmeno l’ombra ed è così, che dopo un lauto pranzo, è ora di riprendere la via verso casa.

La guida ci avvisa che con ogni probabilità risalendo il ghiacciaio avremmo incontrato della nebbia, condizione non ottimale per la motoslitta in quanto obbliga a distanze molto ravvicinate con pericolo di tamponamento.

Ebbene, magari avessimo trovato la nebbia, una bufera di neve con raffiche di vento a 100Km/h e aghi di ghiaccio che penetravano qualunque cosa, le motoslitte che scivolavano sopra al ghiacciaio, visibilità completamente azzerata e noi là in mezzo nella speranza di non perderci di vista e tornare sani e salvi….vi assicuro che è stata un’esperienza pazzesca, eravamo in serio pericolo di vita. La conferma di questo l’abbiamo avuta durante il tragitto quando dopo oltre 2 ore scesi dal ghiacciaio, nei pressi della morena, abbiamo incontrato un gruppo di numerose motoslitte che aveva perso la loro seconda guida, quella di coda.

Notizia del giorno dopo, è stata ritrovata dopo 6 ore, aveva scavato con la pala a sua disposizione una buca e si era coperta con la coperta termica in dotazione; la sua ultima spiaggia era l’interruttore di emergenza per la localizzazione GPS che le guide hanno sempre con sè. Se i soccorsi fossero arrivati dopo altre 3 / 4 ore non l’avrebbero trovata viva. Considerate che noi sulle motoslitte non avevamo dotazione particolare per le emergenze e nemmeno erano provviste di GPS.

Per fortuna il peggio era passato, ma ci aspettavano ancora 90minuti alla meta ed eravamo veramente esausti…finalmente eccoci sani e salvi, qualcuno di noi con dei segni evidenti di ustione da freddo sul volto, e tutti con blocchi di ghiaccio dentro gli zaini e nelle tasche, ancora increduli ci felicitiamo per avercela fatta.

Credo proprio che in questo caso siamo stati parecchio fortunati, poteva andare molto peggio.

Dopo esserci cambiati, riposto le nostre cose nel bagaglio che avevamo lasciato all’andata, ecco che ci riuniamo intorno alla mappa dell’isola dove Ely ci mostra il percorso che abbiamo effettuato, ben 563km in 4 giorni ed è qui che lo salutiamo con promessa di scambiarci info su Facebook.

Dopo essere stati accompagnati nella nostra guest-house, ci ritroviamo nel bar dell’andata per un buon hamburger ed è qui che veramente tiriamo un sospiro di sollievo discutendo su quello che ci è appena accaduto e su ciò che sarebbe potuto accadere.

Gli ultimi 2 giorni li trascorriamo a Longearbyen, onestamente un po’ noiosi, riusciamo comunque a cercare qualche scorcio fotografico per la sera e durante la giornata passiamo il tempo tra centro commerciale e bar annoiandoci un po’.

Il tramonto della prima sera è qualcosa di meraviglioso e nonostante l’aria gelida resistiamo fino all’ultimo per portare a casa qualche bello scatto; anche il tramonto dell’ultima sera prima del volo di ritorno, previsto per le 2.25 del mattino, ci regala un paesaggio fiabesco, quasi lunare.

Ed è qui che finisce la mia avventura alle Isole Svalbard.

Ero partito con l’idea di fare un’esperienza di viaggio unica ed irripetibile e devo dire che l’idea si è pienamente concretizzata, in quanto alle fotografie beh, lascio a voi il giudizio ma debbo dire che per quanto abbiamo potuto ammirare sono felice del risultato che porto a casa. Certo il rammarico per non avere incontrato il Re dell’Artico rimane ma l’esperienza vissuta, i luoghi visitati e soprattutto la cacca nel sacchetto non li dimenticherò mai più.

Arrivederci Svalbard

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E Svalbard sia…

Ciao a tutti, da tempo manco di scrivere nuovi articoli in merito alle mie avventure fotografiche ma non per pigirizia o mancanza di tempo, più semplicemente perché non ve né sono state.

O meglio qualche breve uscita mi é capitata ma poco fruttuosa o comunque non degna di nota.

Posto allora giusto due righe per informarvi che quest’anno in Aprul farò un viaggio fotografico alle Isole Svalbard, l’avanposto abitato più a nord del mondo tra il 77mo ed 80mo parallelo Nord.

Per tutti i dettagli e curiosità vi rimando a Wikipedia.

Fino al mio rientro sarò assente dal mio blog.

A presto

Samuele

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Una giornata “in Paradiso”

Ciao a tutti,

approfittando delle vacanze Natalizie, con il mio amico Davide siamo stati a Ceresole Reale nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

La giornata inizia con una bella levataccia alle 5,.00 per essere sul posto intorno alle 9.00 così da avere un buon numero di ore a disposizione.

La neve purtroppo era poca, solo ad alta quota e a Ceresole completamente assente, le temperature elevate per il periodo, 1 grado alle 9.00 del mattino, insomma una situazione non certo ottimale per riprendere gli animali che con questa situazione preferiscono restare ben distante dalle aree più frequentate dall’uomo.

Non ci perdiamo d’animo ed iniziamo a perlustrare la zona subito dopo la sbarra che chiude la strada che conduce al Nivolet; in questo periodo per pericolo ghiaccio e neve la strada rimane chiusa al traffico veicolare.

Primi avvistamenti di camosci, non troppo vicini e lontani, lontanissimi, decidiamo di andare in un canalone pieno di neve seguendo un sentiero nella speranza di trovare qualche animale nel bianco ma a parte qualche camoscio, sempre troppo lontano ed i gracchi in volo, intorno a noi il nulla…come nella ” storia infinita”.

Decidiamo così di rientrare per le 12,30 e andare a pranzo.

Subito finito di mangiare decidiamo di risalire per un sentiero, in una zona prova di neve ma favorevole per osservazione del magnifico gipeto (nei giorni precedenti lo hanno fotografato molto bene); salendo vediamo 1 stambecco e qualche camoscio, sempre lontani e poco confidenti, appenda ci vedevano sparivano nel nulla o quasi.

Scendiamo dal sentiero senza aver visto il gipeto e con pochi scatti al seguito per far così rientro a casa (3 ore di auto).

Beh che dire, nel complesso siamo stati poco fortunati ma il solo passare 1 giornata immerso nella natura rilassando cuore e mente per me ne è valsa la pena, diciamo che per 1 giorno mi sono sentito davvero in paradiso.

Ringrazio Davide per la bella giornata trascorsa insieme e spero di tornare con la neve ed avere maggior fortuna.

A presto Paradiso

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Il merlo acquaiolo

Ciao a tutti,

la scorsa Domenica dopo tanto tempo mi sono ritagliato 1 mattinata immerso nella natura.

Avevo ricevuto una segnalazione della presenza di un merlo acquaiolo molto confidente e così ho deciso di cercarlo.

Arrivato sul posto non è stato semplicissimo riuscire a vederlo ma dopo un’attenta perlustrazione della zona (che mi ha fatto scovare un bellissimo posto), sono finalmente riuscito ad incontrarlo. Era lì che frugava col suo becco e la testa dentro l’acqua gelida alla ricerca di cibo e fregandosene della mia presenza.

Sono riuscito a fargli scatti molto ravvicinati sempre purtroppo dall’alto per via della conformazione dell’argine e della presenza di un parapetto di protezione.

Da quel punto di osservazione purtroppo i soggetti in foto sembrano schiacciati verso il basso piuttosto che essere ripresi alla loro stessa altezza posizionandosi sdraiati a terra.

In ogni caso è stato molto bello poterlo osservare a lungo indisturbato mentre si tuffava, nuotava, riemergeva, mangiava ecc…

Ho fatto alcuni tentativi di ripresa mentre era in immersione ma purtroppo con scarsi risultati per via dell’ombra e della diffrazione dell’acqua che per quanto pulita distorce l’immagine in modo notevole.

Spero di poterlo seguire lungo la prossima stagione ed osservare altri suoi momenti particolari.

Grazie natura sei sempre fantastica

Buona visione

 

Samuele

 

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Novembre 2018

Ciao a tutti,

come sapete l’autunno è sicuramente un delle mie stagioni preferite, le altre sono l’estate la primavera e l’inverno…. ma l’autunno con le sue nebbie ed i colori degli alberi ha qualcosa di davvero unico.

Martedì mattina  poco prima dell’alba sono stato nuovamente ad Airuno nella speranza di trovare una bella condizione di ripresa…diciamo che in parte sono stato accontentato.

Lascio ora spazio alle immagini, buona visione

Samuele

 

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Lotteria ENPA Gennaio 2019

Ciao a tutti,

sono stato invitato dall’ENPA di Monza a donare una mia immagine per la loro lotteria annuale; ringrazio la mia vicina Juliet per avere pensato al sottoscritto, sono molto contento di poter aiutare questa associazione che tanto fa per i nostri amici animali!

I biglietti costano solo 1 euro e ci sono davvero degli ottimi premi tra cui una bellissima stampa 40×60 su PVC per abbellire la propria abitazione o come regalo per qualcuno amante della natura.

Ecco le foto tra le quali il fortunato vincitore del quindicesimo premio della lotteria ENPA potrà scegliere la propria stampa.

Mi auguro siano di vostro gradimento e… imbocca al lupo

cartolina 15 lotteria ENPA 2019fenicottero (4)Appiano_gentile_20181 3 (2)1 (152)1 (46)1 (28)Obiettivo_terra_2018Pettirosso

 

 

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23 Ottobre 2018

Ciao a tutti,

finalmente dopo 1 mese senza PC eccomi di nuovo a scrivere sul mio blog.

In questo periodo non ho realizzato molti scatti, ma ci sono comunque un paio di novità per me importanti: innanzitutto l’ENPA di Monza mi ha chiesto di donare 1 fotografia per la loro lotteria annuale con estrazione nel Gennaio 2019, cosa che mi ha fatto molto piacere e per questo devo ringraziare la mia vicina di casa Juliet che ha fatto da tramite.

In secondo luogo ho sostituito l’ingombrante seppur ottimo Sigma 150-600 Sport con l’ottimo e maneggevole Canon EF 100-400 IS USM II.

Proprio per testare questo obiettivo, ma non solo, il giorno del mio trentacinquesimo compleanno, ho deciso di regalarmi un’oretta di scatti paesaggistici prima dell’ufficio. Il meteo prometteva bene, sereno, temperatura intorno agli 8 gradi e umidità relativa al 90%, tutto lasciava presagire che le prime nebbie autunnali sarebbero arrivate… e così è stato.

Giunto ad Airuno poco prima delle 7.00 con gran sorpresa trovo altri 3 fotografi che hanno avuto la mia stessa idea, poco male, un posto utile lo trovo e mi accampo con il mio cavalletto pronto a riprendere la magica valle dell’Adda.

Ogni anno torno almeno un paio di volte in questo luogo e ogni volta né rimango affascinato…unico neo per questa mattina, la mancanza dei classici colori dell’autunno a causa di un clima troppo mite per il periodo.

Dopo aver atteso per circa 1 oretta, ecco salire il sole dietro le montagne che con i sui raggi inizia ad illuminare la piana sottostante creando situazioni di luce e ombre sempre nuove e suggestive.

Vi lascio agli scatti della mattinata e spero di poter tornare appena smetterà di piovere per vedere finalmente i colori dell’autunno.

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Fotografia macro…a Montevecchia

Ciao a tutti,

mi sono avvicinato alla fotografia macro da quando è nata mia figlia Iris. Il poco tempo a disposizione per le uscite e l’impossibilità si fare viaggi lontani mi hanno fatto avvicinare a questo genere fotografico con l’idea che si poteva fare nei ritagli di tempo anche sotto casa.

In effetti è vero, basta fare un salto nei prati vicino a casa e qualche foto la si porta a casa ma come in tutte le cose, se si vuole aspirare al meglio o comunque fare le cose per bene ci si rende conto che non bastano i ritagli di tempo.

Ed è così che a distanza di qualche tempo dopo svariate uscite prove e test ho capito che se avessi voluto anche solo avvicinarmi agli scatti che vedevo in giro ci sarebbe stato molto da studiare ma soprattutto tanto tempo da dedicare sul campo (la cosa che preferisco).

Il mondo “macro” è incredibile si scoprono cose che ai più sfuggono ed è compito del fotografo portare agli occhi si tutti le meraviglie che che questo mondo nascosto può offrire.

Beh per fortuna questo genere fotografico si pratica la mattina molto presto quando il resto della famiglia dorme con rientro a casa verso le 10. Se da una parte la sveglia presto è un vantaggio è sicuramente non facile e impegnativo imporsi una sveglia alle 4 di mattina per essere operativi fin dalle prime luci dell’alba, prima di andare in ufficio, o la Domenica quando si potrebbe oziare qualche ora in piu (non troppo perché Francy si sveglia presto).

Ciò che mi spinge a fare aueste levatacce è sicuramente tanta passione, una continua per migliorarsi, scoprire nuovi soggetti e nuove possibilità cercando ogni volta di reinventarsi; molto spesso solo la pace e il silenzio intorno sono sufficienti a ripagare lo sforzo fatto.

Ma come in tutte le uscite se poi si portano a casa degli scatti interessanti siamo tutti più contenti e questo sprona a tornare la volta successiva.

Negli ultimi 2 anni ho trovato la mia dimensione ideale in quel di Montevecchia, collina dei cipressi; un posto comodo a 20minuti da casa che sa offrire buone opportunità fotografiche. Ed è così che in queste ultime 3 settimane ci sono tornato diverse volte cercando ogni volta di portare a casa qualcosa di nuovo perché si sa, il rischio di amdare sempre nello stesso posto è quello di fare sempre le stesse foto….Beh per me non è così.

Andare più volte nello stesso luogo per me significa cercare ogni volta uno spunto diverso, che può essere una luce diversa, uno sfondo diverso, un soggetto diverso e ogni volta quindi una foto diversa con obiettivo è tecnica differente.

Beh che dire mi son già dilungato troppo ed è ora di lasciarvi a qualche scatto..

Buon Ferragosto

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4 scatti in compagnia

Ciao a tutti,

stamattina con Massimo e Franco siamo stati a Capolago (VA), la mattinata prometteva bene, clima ideale caldo ma ventilato e buona compagnia.

L’idea era quella di fotografare i nibbi a pesca ma come spesso accade, si parte con in testa una cosa e poi accade altro.

Alle 7.30 eravamo in zona e con grande sorpresa ci siamo trovati in mezzo ad un numero considerevole di fotografi (di solito non c’era nessuno), per fortuna lo spazio non mancava.

La mattinata è trascorsa piacevolmente anche se dei nibbi oggi nemmeno l’ombra, o quasi, erano sempre alti a volteggiare nel cielo, 1 solo passaggio a pelo d’acqua a distanza siderale che non ha permesso di apprezzare fino il gesto tecnico in pesca.

Poco importa, la zona per fortuna era piuttosto ricca di avifauna, tarabusini, folaghe, svassi, aironi rossi e cenerini, tuffetti, martin pescatore, cormorani e insomma, guardandosi bene intorno qualche soggetto più o meno interessante era presente.

Solo al ritorno sulla strada ci siamo resi conto del perché i nibbi non si sono fatti vivi, il taglio del fieno li ha attirati in un campo nelle vicinanze; erano almeno una quindicina tutti a meno di 10/15 metri da terra ed essendo molto opportunisti, hanno approfittato della situazione per mangiare cavallette ed altri insetti che saltavano fuori allo scoperto; peccato che l’ora ormai era tarda e non ci siamo potuti fermare.

Un saluto a tutti

Samuele

 

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Helicon remote

Ciao a tutti,

in questi giorni dopo aver dato una sbirciata in rete mi sono deciso a scaricare l’applicazione Helicon remote.

Ero un po’ scettico ma dovendo decidermi se comprare una nuova slitta micrometrica manuale (molto costosa) per fare i Focus Stacking ho preferito testare prima questo applicativo gratuito che prometteva di fare lo stesso lavoro e con un costo decisamente inferiore.

Prima impressione devo dire davvero positiva, si collega il cellulare alla reflex tramite cavo USB, una volta settati i parametri base (o sulla reflex o direttamente da smartphone), non si deve fare altro che mettere a fuoco il soggetto nel punto iniziale, poi al punto finale e sarà l’applicazione a definire il numero di scatti in base a profondità di campo e distanza tra i punti iniziale e finale di MAF.

I vantaggi sono davvero molti, a partire dall’annullamento totale delle vibrazioni, non intervenendo più sulla reflex manualmente si annullano, la precisione di esecuzione è fuori dubbio, lo stesso per la rapidità di esecuzione senza esitazioni.

Per la rielaborazione finale io uso HeliconFocus, il migliore programma per questo genere di scatti a mio avviso.

Unico neo dell’applicazione gratuita che non si possono scattare immagini in formato .raw ma onestamente per i FS non lo ritengo un grosso problema, alla fine salvo tutto in .TIFF e rielaboro il risultato finale con questo formato.

Ora non mi resta altro che testare in campo l’applicazione, per ora vi lascio alla prova fatta in casa, sono 90 scatti con Canon 1dx e sigma 105 2.8 macro + tubo da 20mm a ISO 100 f 7,1 T 1/13sec.

Ortensia FS

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